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Le parole chiave per l’indicizzazione di un sito web

Immagine di una chiaveSpesso alcuni clienti hanno le idee chiare sull’indicizzazione sui motori di ricerca del proprio sito, talvolta invece sono completamente fuori strada.

Un grave errore che viene fatto è ad esempio è  utilizzare i nomi dei prodotti come parola chiave o ancora peggio il nome della ditta, a meno che non siate multinazionali o grosse aziende a livello nazionale questa NON è la strada giusta.

La domanda che bisogna porsi quando vogliamo indicizzare un sito internet è: “Cosa cercherà un mio potenziale cliente per trovare un mio prodotto ?”, spesso i committenti credono di sapere la risposta e quindi inziano una serie di riunioni insieme al marketing, o ai propri collaboratori disquisendo sul numero di parole chiave e la loro presenza o meno nella lista da fornire a noi sviluppatori web.

Ci sono due modi molto più semplici per sapere quali parole chiave utilizzare per l’indicizzazione del proprio sito, e ci vengono forniti proprio da Google.

Il primo è Google trend

Si tratta del database di parole chiave più grande al mondo e non solo. Questo strumento oltre a fornirci informazioni sulle parole chiave, ha al suo interno varie classifiche / informazioni, riguardo le tendenze e quindi le parole emergenti ovvero quelle nel momento in cui cerchiamo o, nell’arco di tempo selezionato, sono più digitate.
Molto interessanti sono anche le varie sezioni, relative alle ricerche semantiche come ad esempio le ricerche: “perchè piove ?” oppure “cosa significa Selfie?”, è possibile addirittura andare a vedere regione per regione tutti i termini correlati nell’arco dell’anno e farsi un ‘idea delle ricerche degli utenti.

Il secondo è Adwords Keywords Planner per poterlo utilizzare è necessario accedere al sito google adwords.

Anche questo strumento ci fornisce informazioni e suggerimenti sulle reali parole chiave cercate dall’utente, ed è molto efficace anche nel fornire stime sull’afflusso dei visitatori con la tal parola chiave se ovviamente fossimo in prima pagina nei risultati di google.

In conclusione, nella maggioranza dei casi  le parole chiave da indicizzare per un sito internet un buon professionasta dell’indicizzazione le trova da sè. La cosa importante sicuramente da discutere con il committente è capire da chi si vuole far trovare, e per quale prodotto o area merceologica.

Consigli utili sulla realizzazione di un sito web

Realizzazione di un sito web

Il web è in continuo divenire, gli utenti che si approcciano ad internet sono sempre più numerosi e anche l’età degli stessi è sempre più alta.
Non necessariamente si parla di utenti con uno skill informatico di base o legati al mondo internet, anzi il “mercato” legato a gente con una competenza digitale minima o nulla si sta ampliando sempre di più.

E’ proprio per questo motivo che è fondamentale, quando si realizza un sito web, un’applicazione o un sito di e-commerce fare molta attenzione alla user experience.

La user experience comprende una serie di valori quali: le senzazioni che proviamo quando utlizziamo un prodotto o fruiamo di una tecnologia o nella fattispecie quando visitiamo un sito web.
Sensazioni quali, affidabilità della soluzione, competenza e semplicità di utilizzo possono influire sulle scelte dell’utilizzatore, anzi solitamente una “cattiva” user experience condiziona in modo pesante e irreversibile le azioni
dell’utente allontanandolo per sempre.

Un link interessante per approfondire: http://www.inspireux.com/

E’ quindi molto importante valutare attentamente, nel caso di una pagina web ad esempio, dove posizionare una barra di navigazione, un immagine, un link che prevede un’interazione da parte del visitatore.

Consiglio

Su progetti articolati, solitamente è consigliabile l’utilizzo di mockup per la realizzazione di prototipi di navigazione, in modo che si possano definire spazi, ubicazione degli elementi, e processi di navigazione senza che la “grafica” sposti l’attenzione su aspetti meno importanti almeno nella fase di progettazione.

A questo indirizzo è possibile valutare o scegliere alcuni di software per realizzare mockup di qualità: http://codecondo.com/free-wireframe-tools/

Siti web: quale hosting scegliere

Quando si sviluppa un sito web, spesso ci troviamo a utilizzare hosting già in uso dai nostri clienti.
In alcuni casi si tratta di hosting di bassa qualità, hosting condivisi ubicati su server che ospitano centinaia di siti.
La domanda che bisogna porsi è: “Voglio una soluzione professionale ? oppure voglio una sorta di giocattolo?”

Per fare un parallelo con lo sport, la scelta di un hosting condiviso è paragonabile ad un podista che va a correre tutte le sere utilizzando comuni scarpe da ginnastica.
Sicuramente riuscirà a correre, ma a lungo andare probabilmente avrà problemi principalmente ai piedi o alle caviglie, inoltre anche la qualità della corsa non sarà ottimale. Di tanto in tanto prenderà delle storte perchè la caviglia non è supportata a dovere.
Utilizzando scarpe realizzate appositamente per la corsa, correrà sicuramente in maniera più corretta e probabilmente farà anche meno sforzo.
Le scarpe da podismo costano di più però !!!

Ci sono fondamentalmente un paio di fattori importanti per valutare un hosting:
– Il tempo di uptime/downtime
– La velocità di caricamento delle pagine

Il tempo di uptime ci indica principalmente la continuità di fornitura del servizio web, in altre parole, ci indica quante volte il nostro sito resterà raggiungibile.
Se il nostro sito fosse hostato presso un provider con una bassa percentuale di Uptime, avremmo dei grossi problemi, di visibilità e forse problema ancor più grave, di posizionamento sui motori di ricerca.
Se il crawler di Google, viene a trovare il nostro sito, e per qualche motivo, il sito non è raggiungibile otterremo il risultato detto sopra.

Altro fattore molto importante è la velocità di fruizione delle pagine. Google lo dice qui

E’ possibile verificare la velocità delle pagine del nostro sito da questo link: https://developers.google.com/speed/pagespeed/insights/

Se avremo un sito lento, il risultato negativo sarà molteplice, innainzitutto il visitatore ci abbandonerà in qualcosa come 20 secondi, e Google farà fatica a scaricare il nostro sito, attribuendoci un punteggio di qualità molto basso con la conseguenza di una penalizzazione nel posizionamento.

Il mio consiglio? In generale può essere sufficiente adottare soluzioni quali VpS System, vale a dire Server Virtuali che a costi di poco maggiori di un hosting condiviso garantiscono performance e gestione di alto livello.

Link Building e dintorni

Link building: alcuni suggerimenti

Tra le attività che è necessario fare per riuscire a posizionare al meglio possibile un sito internet il link building è sicuramente una fra le più onerose e anche delicate.
Si tratta di un azione manuale di inserimento del link al sito web in oggetto, in varie directory dalle precise caratteristiche, dalla creazione di comunicati stampa ed editoriali.
Ogni singola pubblicazione/inserimento avrà un link che rimanderà al nostro sito.

Fino a qui: tutto bene.

Il problema è quando non viene effettuata una scelta corretta relativamente alle varie directory e/o siti dove andiamo ad aggiungere il nostro link o la nostra scheda.
Una scelta sbagliata causerà un vero e proprio disastro per il nostro lavoro di posizionamento sui motori di ricerca, google ci penalizzerà affossando il nostro sito.
Tra l’altro per capire di avere dei problemi con l’indicizzazione sicuramente servirà un pò di tempo.
Nel caso di un sito web appena pubblicato, noteremo che nonostante gli sforzi per l’indicizzazione, il nostro rank nelle serp sarà sempre molto scarso, diversamente nel caso di un sito pubblicato sarà evidente una drastica perdita di posizioni.

La soluzione a questo problema è andare a rimuovere / rifiutare i link in ingresso utilizzando la funzione rifiuta link messa a disposizione da “google strumenti per webmaster“, selezionando il dominio per il quale vogliamo rifiutare i link, e uploadando un file di testo contenente i link che vogliamo bannare.

I risultati di questa azione dovrebbero essere abbastanza immediati.

Link per accedere alla funzione rifiuta link

Link alla pagina del supporto di Google

Permessi joomla e plesk

Mi sono scontrato ultimamente con l’update automatico di Joomla ed un’installazione su un server con linux centos e parallels plesk.

Cercando di aggiornare o di installare qualsiasi componente, mi si prospettavano gli errori più disparati, dai problemi in scrittura a fantomatici errori 500 e via discorrendo.

Cercando su Google, ho trovato la soluzione al problema. Si tratta di configurare l’utente ftp affinchè faccia parte anche del gruppo apache.

Questo è il link che mi ha permesso di risolvere una bella grana, spero possa essere utile a qualcuno.

http://www.klovera.com/perfect-permissions-for-joomla-and-plesk/

joomla 1.0 non si vedono più gli articoli?

Mi è capitato di recente che sparissero gli articoli, da un sito con joomla 1.0.

Tralascio il discorso dell’aggiornamento di Joomla, ovviamente andrebbe aggiornato.

Ho provato a cercare in rete, ed in effetti a molti è capitato lo stesso problema, che era causato dall’aggiornamento della versione del php.

Esiste un piccolo fix che permette di sovrascrivere un paio di file per far ripartire il sito, lo aggiungo nella speranza che possa servire a qualcuno. 🙂

Fix per Joomla 1.0 e PHP 5.3

Siti web – Le fasi della realizzazione

Siti Web come procedere

Realizzare un sito web, prevede l’adempimento di varie fasi al fine di creare un prodotto di qualità.

Spesso ci troviamo ad affrontare progetti complessi, e senza una linea guida potremmo arrivare ad un certo punto a non riuscire più a gestire il nostro lavoro.

Nell’immagine schematizzate le 7 fasi per la realizzazione di un sito web.

 

Php – Scaricare un files da Iseries tramite Ftp

Un esempio di scaricamento di un files via Ftp

<?php
$ftp_server = “1.1.1.1”; //ip iseries
$ftp_user_name = “USR”; //utente
$ftp_user_pass = “PWD”; //password

$local_file = ‘pdf.PDF’; //file locale su cui salvare il documento
$server_file = ‘NOME_FILE.PDF’; // nome file remoto

$conn_id = ftp_connect($ftp_server);
$login_result = ftp_login($conn_id, $ftp_user_name, $ftp_user_pass); //effettua il login

ftp_raw($conn_id,”BINARY”); //tipo di connessione
ftp_raw($conn_id,”QUOTE SITE NAMEFMT 1″);
ftp_chdir ( $conn_id, “/Percorso/Cartella” ); // cambia cartella di collegamento. ATTENZIONE al / iniziale

if (ftp_get($conn_id, $local_file, $server_file, FTP_BINARY)) {
$f = file_get_contents($local_file); // copia il contenuto del file remoto in un file locale temporaneo
unlink($local_file); // cancella il file locale
echo $f; //stampa a video il file
} else {
echo “Errore\n”;
}

ftp_close($conn_id); //chiudi la connessione
?>

Trucchi Debian – Ho scordato la password di root!

“Ho scordato la password di root!”

E’ possibile fare il boot del sistema ed accedere all’account di root, anche se non se ne conosce la password, basta avere accesso alla tastiera. (Premesso che che non esistono altre password richieste dal BIOS, o dal boot-loader tipo lilo che possono impedirvi l’accesso al sistema).

Questa procedura non richiede alcun disco di boot, nè cambiamenti al BIOS. In questo contesto, “Linux” è l’etichetta per lanciare il kernel in una installazione Debian standard.

Alla schermata di boot di lilo, non appena appare boot: (in alcuni sistemi si deve premere il tasto maiuscolo per prevenire il boot automatico) e se lilo usa il framebuffer dovete premere TAB per vedere le opzioni che digitate), date:

boot: Linux init=/bin/sh

Il sistema avvia il kernel ed esegue /bin/sh invece dello standard init. A questo punto avete ottenuto i privilegi di root e la shell di root. Siccome, però / è montata in sola lettura e molte altre partizioni non sono state ancora montate, avete bisogno di eseguire quanto segue per avere un sistema ragionevolmente funzionante.

init-2.03# mount -n -o remount,rw /
init-2.03# mount -avt nonfs,noproc,nosmbfs
init-2.03# cd /etc
init-2.03# vi passwd
init-2.03# vi shadow

(Se il secondo campo di dati all’interno di /etc/passwd è “x” per ogni username, il vostro sistema usa le shadow password, per cui dovrete modificare /etc/shadow.) Per disabilitare la password di root, modificate il secondo campo nel file password in maniera che risulti vuoto. Ora potete fare il reboot ed il log in come root senza una password. Quando fa il boot nel runlevel 1, Debian (almeno dopo Potato) richiede una password, mentre alcune distribuzioni più vecchie no.

E’ buona cosa avere un piccolo editor in /bin nel caso in cui /usr non fosse accessibile.

Considerate anche l’installazione del pacchetto sash. Se il sistema diventa non più avviabile, eseguite:

boot: Linux init=/bin/sash

sash funziona come sostituto interattivo di sh persino quando /bin/sh è inutilizzabile. Ha un collegamento statico ed include molte utilità di base al suo interno (digitate “help” al prompt per una lista di riferimento).

Tratto dalla guida ufficiale.